Costruiamo oggi il nostro futuro, sulla base di quello che siamo e di quello che facciamo.

(di Fulvio Pierantoni, 10/09/2026 - tempo di lettura circa 1 min - ricerca ed editing supportati da AI)

Riporto qui di seguito la sintesi di una semplice ma interessante conversazione scambiata in seduta qualche giorno fa, potremmo intitolarla con : Il futuro che costruiamo.

Definire il futuro come “ciò che ci attende” è non solo semplicistico e riduttivo ma, ritengo, pericoloso. Il futuro non è statico, non è scritto, non è predeterminato. Di fatto, per tutto questo, non possiamo affermare “che sia lì ad attenderci”, se non da un punto di vista grammaticale. Il futuro è, invece, lo sviluppo di quello che siamo e di quello che facciamo oggi. Cosa determina ciò che siamo oggi? Per esempio: la conoscenza (intesa come “sapere”, non come “essere amico di”, che magari può aiutare ma esula dallo scopo di questo articolo…), la consapevolezza, la determinazione, la resilienza, il coraggio. Cosa determina invece quello che facciamo? Per esempio: l’impegno, le relazioni, la gestione del tempo, la curiosità (come fonte di stimolo alla crescita personale), il tenersi in forma, l’apertura al confronto. In estrema sintesi: il nostro personale modo di interpretare la realtà.

In tutto questo certamente la speranza è necessaria, perché apre possibilità e sostiene nei momenti difficili; potremmo pensare ad essa come a una condizione necessaria, ma non sufficiente. Senza le componenti di personalità e di intervento attivo, si trasforma in attesa passiva, fino a diventare un desiderio fissato su un orizzonte che non arriva mai.

Jean-Paul Sartre scriveva che «l’uomo è condannato a essere libero»: una libertà che implica responsabilità, perché ogni scelta contribuisce a definire noi stessi e, almeno in parte, il mondo che condividiamo.

Edgar Morin, attraverso il pensiero della complessità, ci ricorda l’importanza di una “testa ben fatta”, capace non solo di accumulare informazioni, ma di collegarle, interpretarle e attribuire loro un significato.

Non si tratta, dunque, di vivere nella preoccupazione continua, fonte di stress e malessere. Si tratta piuttosto di occuparsi del presente con lucidità e coerenza: sviluppare competenze, comprendere i cambiamenti, prendersi cura di sé, delle relazioni e della comunità.

Il benessere futuro — economico, sociale, culturale, spirituale ed etico — nasce da questa responsabilità quotidiana. Responsabilità di ogni persona prima ancora che della società. Il domani non si improvvisa e non può essere affidato soltanto alla speranza: si prepara oggi, con conoscenza, consapevolezza e partecipazione.

Indicazioni bibliografiche.

- Sartre, Jean-Paul, L’esistenzialismo è un umanismo;
- Morin, Edgar, La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero;
- Morin, Edgar, I sette saperi necessari all’educazione del futuro.

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